Come nasce un sorriso? I bambini intervistano Chiara Tassinari

Dopo aver letto il suo libro “Sorrisi”  e aver fatto in classe un laboratorio multidisciplinare, che vi racconterò la prossima settimana, i bambini hanno deciso di intervistare Chiara Tassinari per capire meglio come è nato il suo libro e in cosa consiste il suo lavoro.

Lei gentilmente ha risposto ed ecco l’intervista che ne è uscita

Ciao chi sei?

Mi chiamo Chiara, ho 34 anni, mi piace fare molte cose come leggere, correre, nuotare, mangiare, stare all’aria aperta e, infine, disegnare. Nella vita non faccio solo l’illustratrice ma sono una professoressa di discipline geometriche e scenotecnica (quest’anno), ho lavorato in teatro e, ogni tanto, insegno a nuotare nella piscina sotto casa.

Quando e come hai deciso che avresti fatto questo lavoro?

Da piccola amavo disegnare, sfruttavo questa capacità per ricordare meglio tutti i miei amici immaginari e per capire come erano fatti gli insetti. Già a 4 anni avevo le idee molto chiare, mi sarebbe piaciuto diventare una disegnatrice di cartoni animati. Ho frequentato il liceo artistico e, successivamente, l’accademia di belle arti di Genova. In realtà negli anni mi sono un po’ “persa” nel mondo artistico e ho riscoperto il piacere di disegnare personaggi e animaletti successivamente alla prima laurea (quella dei 3 anni). Dal 2008 ho iniziato a frequentare diversi corsi di illustrazione ritrovando, così, quella bambina che voleva disegnare cartoni animati (anche se al momento di animato c’è ben poco).

Quali sono le cose da imparare per scrivere una bella storia?

Innanzitutto leggere compulsivamente qualsiasi cosa. Successivamente iscriversi ad un corso di Davide Calì. Lo consiglio spassionatamente a chiunque: rivolgersi ad un vero scrittore è la cosa migliore e Davide è una fonte inesauribile di spunti, oltre ad essere uno dei pochi che, successivamente al corso, risponde alle mail per dare indicazioni.

E per illustrarla bene?

Un po’ come sopra.. Osservare migliaia di illustratori, fare corsi, studiare le tecniche, la teoria del colore, l’anatomia, l’arte, i modi di illustrare di molti artisti, disegnare quasi ogni giorno, visitare mostre di illustrazione, fiere, siti, partecipare ai concorsi, seguire siti fondamentali come “le figure dei libri” o “roba da disegnatori” e poi mettersi davanti al proprio disegno e cercare di farlo diventare il più possibile simile all’idea che ci ronza in testa senza dimenticarsi delle varie regole che si imparano ai corsi e dai libri.

Ti piace di più fare la scrittrice o l’illustratrice?

Assolutamente di più fare l’illustratrice. E’ già una forzatura definirmi tale visto che di questo lavoro non vivo, figuriamoci una scrittrice.

Quando hai creato questo libro l’hai prima disegnato e poi scritto o il contrario?

Prima ho pensato e disegnato una situazione, poi, siccome non ero del tutto soddisfatta, ho fatto un elenco di situazioni e , da lì, è iniziata l’idea di raccogliere il tutto in un libro.

Com’è nata l’idea di parlare del sorriso?

Nel 2015 volevo partecipare ad un concorso di illustrazione che si svolge qui in Liguria, il tema era i sorrisi. Siccome non avevo molte idee ho iniziato a pensare a una serie di situazioni in cui possono nascere i sorrisi, molte di queste sono assolutamente personali, altre sono pensate per un pubblico di bambini.

Che cosa ti fa sorridere?

Moltissime cose: il tempo atmosferico, alcune situazioni di tutti i giorni, alcune persone, certi libri, certe piccole cose che vedo ogni giorno… In generale molte delle cose che ho messo nel libro sono realmente le cose che di più mi fanno sorridere.

Come hai fatto ad associare il testo alle immagini?

Ho cercato il più possibile di dare diverse interpretazioni e di essere il meno possibile didascalica. In molti corsi di illustrazioni mi è stato detto che, se il testo prevede una casa e un albero, non per tutti la casa sarà la classica casetta bianca con il tetto rosso spiovente e che non tutti gli alberi sarebbero essere uguali. Ognuno da una propria personale interpretazione. Un altro illustratore potrebbe prendere il mio testo e farne altri 20 libri.

Che cosa ti aspettavi che succedesse quando hai creato il racconto? Quale volevi fosse il suo viaggio?

In realtà non avevo grandi aspettative, era solamente un elenco che mi serviva per poter scegliere la migliore illustrazione per il concorso. Solamente dopo si è trasformato in un libro

Aver creato questo libro ti fa sorridere?

Certamente! E’ bello sapere che i miei sorrisi fanno sorridere altre persone oltre a me.

Che altri libri hai scritto?

Tantissimi mai pubblicati. Fin ora ho pubblicato solamente Sorrisi e Cosa succede alla pancia della mamma che però non è più in circolazione.

Se volessimo fare anche noi i tuoi due lavori che consiglio ci daresti?

Di studiare, di trovarsi inizialmente un lavoro che permetta di poter essere autonomi (è dura vivere solo di questo) di non perdere tempo, di fare tantissimi corsi, di imparare bene l’inglese, di cercar di non farsi fregare, di non lavorare MAI gratis e di non farsi scoraggiare dalle persone che considerano disegnare una perdita di tempo e da chi rifiuterà i vostri progetti. Se lo farà c’è un motivo e bisogna sempre cercare di essere abbastanza autocritici per capirlo.. Sbagliando si impara e ci si fortifica.

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei, arte e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro di noi.

2 commenti su “Come nasce un sorriso? I bambini intervistano Chiara Tassinari

    […] Ascoltando le figure e Sorrisi di Chiara Tassinari è nato un vero idillio! Qui il link per leggere una splendida intervista all’autrice, fatta dai bambini dopo aver letto il libro […]

      Ascoltando le Figure

      (22 Novembre 2017 - 22:12)

      Si questo libro c’ha portato in un viaggoo che non immaginavamo…e presto arriverà il racconto del bellissimo laboratorio che i sorrisi di Chiara hanno ispirato 🙂

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