Daniela Marincolo Viaggiatrice e scrittrice di “Il lupetto Carletto e altre storie”

Oggi incontriamo la scrittrice Daniela Marincolo che oltre ad essere autrice del libro “Il lupetto Carletto e altre storie” è anche una mamma, una farmacista e una viaggiatrice che ha raccontato nel suo libro i bellissimi posti in cui è stata ed ha vissuto da Mosca a New York.

Ciao, chi sei?

Sono Daniela Marincolo, farmacista di professione e scrittrice per passione. Mi piace viaggiare e scoprire usanze e tradizioni dei posti che visito. Da due anni, abito a Mosca dopo aver vissuto a New York e a Londra. Stare all’estero mi regala ogni giorno la possibilità di migliorarmi e arricchire il mio bagaglio culturale. Conosco l’inglese e sto imparando il russo per aprirmi a culture diverse e straordinariamente affascinanti. La mia non è una famiglia convenzionale: sono sposata con Amer, bosniaco di origini e britannico di adozione, e ho una bambina meravigliosa di nome Dalia, che è nata circa un anno fa a Mosca.

 Come mai hai scritto questo libro?

 


Quando mi sono trasferita a Mosca, avendo temporaneamente lasciato il mio lavoro di farmacista, mi sono ritrovata in una città nuova tutta da scoprire e con tanto tempo libero. Aspettavo la mia prima bambina ed ero piena di entusiasmo e buoni propositi. Ho iniziato a scrivere delle storie che sono poi diventate il mio primo libro per bambini.

 Hai fatto veramente i viaggi raccontati?

Sì, ciascuna delle storie contiene ricordi di viaggi che ho fatto e di posti che mi sono rimasti nel cuore.

 Sei stata una scout? Che cosa ti è piaciuto di più di quell’esperienza?

Sì, sono stata una scout. L’esperienza scout mi ha insegnato ad avere grande rispetto per gli altri e per la natura, ma anche e soprattutto ad essere indipendente.

Chi ha ispirato i protagonisti dei tuoi racconti?

I protagonisti dei miei racconti, nella maggior parte dei casi, si ispirano ai miei cari. Il lupetto Carletto si ispira a mio cognato Carlo, scout esemplare, prematuramente scomparso. Dalia e Teresa, protagoniste della storia “Gemelle a New York”, si ispirano rispettivamente a mia figlia e a mia nipote.

 Perché hai scritto il libro in italiano e in inglese?

Credo sia un’ottima opportunità offerta ai bambini per imparare una nuova lingua. Avere la pagina a fronte in inglese significa confrontare i testi delle due lingue. In questo modo, non solo si imparano parole nuove, ma anche ci si può assicurare di formulare frasi in maniera corretta.

Se dovessi leggere una sola storia del libro, quale leggeresti? Perché?

Questa è una domanda difficile perché tutte le storie del libro hanno lo stesso valore per me. Forse sceglierei la storia del bambino curioso, la prima che ho scritto, perché ritengo che, attraverso metafore e immagini, venga lanciato un messaggio importante, cioè che la diversità va apprezzata come ricchezza.

 Hai scritto altri libri?

No, questo è il primo.

 Qual è il tuo prossimo progetto?

Mi piacerebbe continuare a scrivere storie per bambini. Non ho ancora progetti concreti, ma spero di iniziare a lavorarci presto.

 Stiamo lavorando anche noi su un libro di viaggio, che consiglio ci daresti per scriverlo bene?

 Io ho scritto ciò che di ciascun viaggio mi è rimasto nel cuore. Immagini, colori, suoni. Ci resta impresso solo ciò che ci colpisce davvero. Consiglio nella stesura di lasciarsi trasportare dai ricordi più belli che si hanno nel cuore, perché la scrittura soddisfa sia chi imprime le emozioni sulla carta, sia chi le legge attraverso quel racconto o quella descrizione.

 

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro.

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