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Doni d’arte e Abbandoni… I bambini intervistano Stefania Bressani

Doni d’arte e Abbandoni… I bambini intervistano Stefania Bressani

Proprio mentre stavo preparando un laboratorio per bambini ispirato al libro Grande storia di un piccolo tratto ho conosciuto Stefania Bressani.

Stefania è una giovane artista che annovera tra le sue opere “Gli abbandoni o doni d’arte” piccole opere d’arte che lascia in giro per il mondo.

Siete curiosi di saperne di più?

Ecco le domande che i bambini hanno fatto all’artista.

Ciao, raccontaci chi sei?

Mi chiamo Stefania Bressani, da piccola ho sempre colorato, ritagliato e incollato e quando sono diventata grande non ho smesso di farlo! Ho studiato tantissimo le cose che mi piacevano fino a diventare capace ad insegnare agli altri a dipingere e disegnare. Non ho mai smesso di produrre cose d’Arte semplicemente perché è un istinto che mi viene dalla pancia e non posso farne a meno.

• Come nasce l’idea dei doni d’arte?

L’idea dei doni nasce da un puzzle di esperienze di tutta una vita, non saprei raccontare un episodio preciso ma se mi guardo indietro ci sono tantissime “briciole di vita” che mi hanno portato a decidere che il “donare agli altri qualche cosa che sai fare, e nel mio caso quindi il fare arte” bene sia una buona idea. Dopo aver dipinto quadri per tanti tempo ad un certo punto ho cominciato a covare dentro di me quest’idea bizzarra di lasciare alcuni dei miei lavori in giro per il mondo. Quando mi sono ritrovata a fare un viaggio tra i più importanti della mia vita, in Nepal, è stato più forte di me: non potevo perdere questa occasione! E così mi sono messa a dipingere anziché preparare la valigia. Il giorno dopo, oltre a qualche vestito appallottolato di fretta, avevo con me 12 quadretti da donare.

• Che tipo di tecniche utilizzi?

Utilizzo due tecniche inventata tra il 1960 e il 1970 che si chiamano Performance e Arte Concettuale. La Performance è una tecnica incentrata sul gesto. L’importante è l’azione che si compie piuttosto che il risultato. Nell’Arte concettuale ciò che conta è l’idea (l’idea dell’artista ma soprattutto l’idea di chi guarda che è costretto a porsi delle domande sull’opera). Sono due procedimenti che vi suoneranno un po’ strani ma hanno rivoluzionato l’Arte perché hanno abolito i quadri per dare importanza a ciò che pensavano o facevano gli artisti. Facciamo finta che questi artisti abbiano capito che esiste un’unica grande tela chiamata mondo e che loro, come dei piccolissimi puntini, cercassero di muoversi e disegnare cose bellissime all’interno di questo immenso spazio. Le tecniche che utilizzo invece per costruire gli abbandoni sono molto simili a quelle che utilizzate anche da voi. A volte mi piace ritagliare la carta e costruire delle cose (doni d’arte in biennale) a volte dipingo o disegno (doni postali e nepalesi) altre ancora faccio dei collage di fotografie (doni di viaggio).

• A quali artisti o correnti artistiche ti ispiri?

Ci sono due artisti che mi piacciono moltissimo: uno è tedesco e si chiama Beyus. È un signore che portava sempre un cappello di feltro quindi è facile riconoscerlo tra i vari artisti. Una volta
Beyus voleva spiegare agli americani che avevano sbagliato a conquistare la terra degli indiani gli indiani e a chiuderli in piccoli spazi chiamati Riserve. Sapete come ha fatto? Si è chiuso in una stanza per una settimana insieme ad un lupo selvatico (e se hai visto un film sugli indiani sai bene che c’è sempre un lupo di mezzo, quindi il lupo rappresentava proprio il popolo indiano). Beyus rappresentava gli americani che desideravano conquistare e portare la civiltà in America. Ebbene, l’artista si chiuse in questa stanza, mangiò e dormì insieme a questo lupo. Per i primi giorni il lupo fu aggressivo e diffidente ma dopo qualche giorno gli si avvicinò mansueto. Il lupo era stato addomesticato. A questo punto Beyus uscì dalla galleria e se ne tornò in Europa. Cosa succede secondo voi ad un lupo addomesticato? Il lupo si fiderà troppo dell’uomo correndo moltissimi rischi come quello di essere catturato. Un po’ come capitò agli indiani d’America. Questa di Beyus è una performance. Un altro artista che mi piace moltissimo è italiano e si chiama Giuseppe Penone. Lo potrete vedere se un giorno la maestra vi porterà al museo del ‘900 a Milano. Ha fatto un’opera molto strana che si chiama “Rovesciare gli occhi”. Penone si è messo delle lenti a contatto speciali che sembravano degli specchi ma erano piccoli come l’iride e rotondi. Con queste lenti non ci vedeva più, ma noi possiamo vedere dove vorrebbe appoggiare il suo sguardo grazie agli specchi delle lenti. Insomma possiamo vedere cosa l’occhio vede. Questa è un’opera concettuale. Ma come faccio a sapere queste cose che sono capitate molti anni fa? Lo so perché nei musei e sui libri si trovano fotografie di ciò che gli artisti fanno. Anche io, come loro, utilizzo la fotografia e il racconto per documentare i miei doni. Potete vedere che è vero che ho lasciato un mio quadro a Sarajevo grazie alla fotografia che ho scattato.

• A che cosa ti ispiri nel crearli?

Questa domanda è bellissima, complimenti a chi l’ha pensata. Ogni volta che voglio abbandonare qualche dono penso a un soggetto che sia adatto al luogo dove verrà lasciato. Per esempio, quando ho lasciato i miei doni presso la Biennale di Venezia ho voluto rappresentare un uomo che guarda un’opera d’arte (che nel mio caso ho rappresentato con un rettangolo colorato). Di questi quadretti ne ho creati 50. Ne ho quindi fatto una “serie” che poi ho numerato. Un’altra volta sono stata in un posto che si chiama Gerusalemme dove convivono tantissime persone di religioni diverse. Ogni tanto queste persone litigano per quale sia la religione migliore. In quel caso io ho fatto un libretto con scritto in inglese “Dio ha molti nomi ma è uno solo” oppure “Dio è uno ma parla tutte le lingue”. In quel caso avevo costruito un libretto che non aveva una copertina ma si sfogliava sempre senza finire mai. Doveva sembrare qualche cosa di misterioso ma avere la solennità dell’infinito (come Dio). Una cosa che non vi ho ancora detto è che io tutti i miei doni li numero e quello diventa il suo nome: “Oggi ho lasciato il numero 95!”

 

• Qual è il messaggio che vuoi mandare?

C’è uno scrittore russo, che ormai è morto, che ha scritto in un suo libro: “La bellezza salverà il mondo!”. Quando diventerete grandi questa frase la sentirete spesso… Per me è una frase importante perché invita tutti ad essere belli, al meglio di sé. Ecco, io voglio inondare il mondo di cose belle! Della mia arte, ma anche di bei pensieri. Per esempio voi oggi non avete trovato un mio quadro ma vi siete un po’ emozionati lo stesso e sono sicura che uscirete da qui con un bel pensiero. Magari fantasticherete su chi ha trovato un mio abbandono… ma vi immaginate che emozione? Sapere che uno sconosciuto ha lasciato un quadro proprio nel cestino della tua bicicletta!
Un altro messaggio che voglio mandare è quello di guardare alle opere d’arte con amore. Dicono che donare crea dei legami e quindi io attraverso questi abbandoni voglio che la gente torni ad affezionarsi all’arte. Quanto guarderesti un quadro che hai ritrovato per caso e che hai deciso di portare a casa? Penso che ogni volta che lo vedrai ti verranno in mente mille pensieri… e che emozione decidere se portarlo via o lasciarlo lì! Voglio che le persone tornino ad emozionarsi dell’arte e soprattutto mi impegno a raccontarla tantissimo affinché tutti capiscano quello che faccio. Molto spesso sentirai dire che l’arte di oggi è incomprensibile. Ma ogni artista ha alle spalle una storia bellissima, spesso quasi una favola come quella del lupo e di Beyus. Se vedi solo una sua foto e non conosci la storia non puoi capire. Dobbiamo essere meno pigri ed andare alla ricerca delle storie dell’arte!

 

• Come scegli i luoghi dell’abbandono?

Wow! questa è difficile!! Ci sono posti a cui sono molto affezionata: per esempio Venezia mi piace moltissimo e quando vuoi bene ad una città cerchi sempre di arricchirla con delle belle cose. Ci sono posti in cui vado, ma mi porto appresso dei doni da lasciare. Difficile invece è spiegarti il luogo preciso dove farò il mio abbandono. Quello lo scelgo al momento, in base all’ispirazione come quando pensi di fare un disegno e in quel momento non vuoi disegnare nient’altro che quella cosa che hai deciso di fare. Insomma il luogo esatto nasce dal cuore perciò è un po’ difficile da spiegare! Sapete che ci sono volte in cui non ho scelto io il posto? Una volta ho fatto una mostra ed ho dipinto 50 cartoline. Ho chiesto ai visitatori di questa mostra quale fosse il loro “luogo del cuore” e perché lo fosse. Di visitatori che hanno contribuito ne son venuto 100 così adesso mi tocca dipingere altre 50 cartoline e spedirle poi in tutto il mondo. Mi piace perché attraverso la posta posso raggiungere luoghi anzi senza andarci fisicamente.

 

• Se dovessi definire la tua arte diresti che…

Direi che adesso non so ancora se quello che sto facendo è arte o no (chi lo decide? io? Gli altri? Il tempo?). Semplicemente è ciò che mi va di fare e che mi rende orgogliosa perché quando ci penso secondo me è una cosa bellissima. Ci tengo molto che sia capita da più persone possibile perché i pensieri belli vanno diffusi. Perciò se vi capiterà di fare un bel disegno, lasciatelo su una panchina e scappate velocemente! Vedrete quanto è divertente regalare agli altri un pezzettino di te 😉

 

• Ti è mai capitato di sapere chi abbia raccolto le tue opere?

Detesto sapere la fine che fanno i miei lavori. Alcuni verranno raccolti e apprezzati, altri invece faranno una brutta fine, questo lo metto in conto. Mi piace pensare che tutti i miei doni vadano a delle persone con un cuore abbastanza grande da accoglierli. Avete mai provato a piantare dei semi? Ogni tanto uno non cresce. Ma quando li pianti questa cosa non la sai quindi devi provare. Io dissemino il mio lavoro, poi sarà la provvidenza o il destino a pensarci. Li lascio lì, scatto una foto e poi vado via. Una volta però mio marito Pedro, che è un curiosone, si è fermato a vedere e sapete un po’ cosa ha visto? Il mio lavoro è andato nelle mani di un’orchestra!

 

• Tu fai parte di un gruppo di artisti che si chiama Caravaggio Contemporanea?

Si, faccio parte di un piccolo gruppo di artisti. Abbiamo ideato molte mostre insieme, ci siamo confrontati e abbiamo anche litigato sulla qualità dei nostri lavori. Siamo molto amici e quando si è amici così tanto, le cose che gli altri ti dicono ti fanno sempre riflettere. Senza di loro il mio lavoro non sarebbe cresciuto così tanto, mi hanno aiutato a migliorare e ad acquisire consapevolezza (che vuol dire essere sicuri che ciò che stai facendo, lo stai facendo al meglio)

• Come nasce questo progetto?

Nasce dall’esigenza, una volta terminati gli studi, di non essere delle isole ma di crescere ancora attraverso il confronto con altre persone che reputi particolarmente capaci. All’inizio abbiamo fatto un po’ di cose per la nostra città, poi abbiamo istituito una mostra EC0 dove invitavamo altri artisti emergenti ad esporre con noi.

• In che modo sono stati scelti gli artisti che ne fanno parte?

Se ti dico che tutti possono farne parte, ti dico una bugia. Innanzitutto bisogna aver fatto degli studi artistici (accademia, scuola di fotografia, design…) ma ben più importante è la sintonia che si crea. Alcuni ragazzi, dopo aver provato non hanno continuato, altri si sono inseriti perfettamente. È come giocare una partita di pallone: puoi essere bravo fin che vuoi ma se non “giri” con il resto della squadra, la tua partecipazione vale poco.

• Quali sono le vostre attività?

Come già accennato in precedenza la nostra principale attività è stata l’organizzazione di EC0, una mostra dove ognuno degli artisti di CC “ospitava” un altro artista per due settimane in una vecchia chiesa sconsacrata. Quest’anno non è stato possibile organizzarla, ma il legame del gruppo rimane. Attualmente abbiamo in programma la visita ad una importante mostra d’arte contemporanea dove discuteremo insieme le opere che andremo a vedere.

• Come si diventa un’artista? (quando hai scoperto le tue qualità artistiche, che tipo di scuole hai frequentato, come si svolge nella quotidianità il tuo lavoro?)

Diventare un’artista necessita di moltissimo studio. Io ho frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia delle Belle Arti. C’è bisogno di tre cose secondo me: il saper disegnare/dipingere bene perché è importante che la tua mano esegua esattamente ciò che la tua mente vuole. Se la tua mano fa quello che vuole lei, le tue opere avranno sempre il limite che la tua mano ti impone. Questa cosa si può imparare attraverso l’esercizio. L’altra cosa è conoscere profondamente il linguaggio dell’arte e saperlo utilizzare bene per esprimere i concetti che desideri. È un po’ come quando si scrive un tema: chi conosce profondamente il significato di una parola la può utilizzare con più efficacia (addirittura se sei molto bravo puoi scegliere la più adatta tra due o tre che ti vengono in mente) chi invece non conosce bene l’uso delle parole rischia di fare degli strafalcioni. Anche l’arte è un linguaggio e bisogna saperlo utilizzare. L’ultima cosa è avere talmente tanta passione da non smettere mai di crederci, nemmeno quando pensi che non sia utile continuare. A me questa passione è nata quando avevo la vostra età e non ha ancora finito di ardere. Il mio lavoro si svolge presso uno studio dove posso pensare, sporcare, lasciare le cose a metà per riprenderle il giorno successivo.

Questa è un’intervista virtuale. Le domande sono state inviate a Stefania e lei gentilmente ci ha risposto scrivendo le risposte che avete appena letto.

Volete conoscerla meglio? Cliccate qui

Ora il nostro lavoro sarà cercare di seguire gli insegnamenti che ci ha dato e provare a lasciare il nostro pezzettino di arte in giro per il mondo…ci riusciremo?

Lasciateci provare…poi vi racconteremo tutto!!!

2 Comment(s)

  • by Rita Posted 25 Settembre 2017 11:36

    Bellissimo articolo! Complimenti ad entrambe?

    • by Ascoltando le Figure Posted 25 Settembre 2017 11:47

      Grazie cara ma con un progetto così bello il.mio lavoro è stato semplice 🙂

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