Il piacere di leggere in prima elementare: Alice Cascherina

Oggi per la rubrica “Il piacere di leggere” (che trovate QUI) vi racconto un percorso narrativo creato sulla storia di Alice Cascherina

Alice Cascherina è la famosissima bambina creata da Gianni Rodari nelle sue “Favole al telefono” che curiosando in giro per la casa… cade ovunque.

È una storia che amo molto perché si presta benissimo alla mia idea di scuola. A scuola si curiosa, si cerca, si indaga… si cade nelle cose, nelle storie, nella natura, …

Ho creato spesso percorsi narrativi su questa breve storia e qui vi presento la struttura generale, che incontra declinazioni differenti a seconda delle classi che si hanno davanti

Chi è Alice Cascherina?

Alice è una bambina che cade ovunque. Il nonno pazientemente la cerca e la ripesca da bottiglie, rubinetti, cassetti delle tovaglie, ma lei puntualmente, dopo pochissimi minuti è finita dentro qualcos’altro perché ciò che la guida è la curiosità di conoscere, di sapere, di scoprire come sono fatte le cose.

È una storia breve quella di Alice, si legge in pochi minuti poiché a raccontarla è il ragionier Bianchi, di Varese, rappresentante farmaceutico in giro per l’Italia condannato a fare il pendolare da lunedì a sabato stando lontano da casa. Ogni sera però, alle nove in punto, raccontava una favola al telefono alla figlioletta per farla addormentare e riuscire comunque a starle vicino. Le sue storie toccavano il cuore, al punto che le centraliniste (la prima edizione è del 1962) interrompevano il loro lavoro per ascoltarle.

Come dicevamo la storia è breve, perché a quell’epoca un’interurbana era un lusso, ma è proprio nella sua brevità, nella successione incalzante di eventi e in un finale aperto che questa storia apre nuove porte ai bambini che la ascoltano

Cadere dentro al testo

Nonostante l’editoria ci proponga oggi le favole di Rodari illustrate vi consiglio assolutamente di proporre ai bambini la favola così come nasce, con solo le parole.

Poiché in questo caso la storia nasce di sole parole e in esse trova i suoi significati più profondi, non ha bisogno di immagini, soprattutto nella prima parte del nostro percorso dove l’obiettivo è indagare i significati e la scrittura del testo per trovare significati profondi, far entrare nelle storie e iniziare a gustare le parole.

Dopo un primo dialogo sulle impressioni personali che i bambini hanno avuto sul testo, c’è sempre qualche bambino che racconta di una sua avventura.

Colgo l’occasione per entrare più in profondità nel testo e cercare di capire con loro perché Alice è così Cascherina.

I bambini sono bravissimi a cogliere che Alice è curiosa, si interessa a tutto e cade dentro le cose perché vuole sapere e da lì nasce anche il racconto di ciò che a loro interessa e incuriosisce che è una fonte preziosa d’informazioni per l’insegnante.

È molto interessante registrare le conversazioni e sbobinarle successivamente per avere spunti di riflessioni e cogliere quei particolari che ci faranno da indicatori per la creazione degli incontri successivi

Illustrazione di Behance
Per saperne di più Cliccate QUI

Immaginiamoci Alice

Nel secondo incontro, dopo aver ripreso il filo del discorso precedente (in prima è meglio che gli incontri siano vicini tra loro per non far perdere troppo il filo del discorso ai bambini) solitamente chiedo:

  • Ditemi come vi immaginate Alice?

A questa domanda ci sono sempre una parte di bambini che vogliono raccontare la loro Alice e una parte che la vogliono disegnare.

Mentre alcuni disegnano rileggo la storia in modo che chi non sta disegnando possa riascoltarla e trovare le parole giuste per esprimersi.

Il disegno è uno schizzo a matita nel tempo del racconto non un’opera d’arte perché ora la grafica non ci interessa.

Quanto è grande Alice?

Ogni bambino presenta la sua Alice e nasce sempre il primo problema: Quanto è grande Alice?

Ritorniamo sul testo per capire che cosa ci dice Rodari…

Lo rileggo cercando di mettere in evidenza le parti che possono suggerire ai bambini una risposta. La realtà è che Rodari non ci risponde, ma ci dice una cosa interessante: Alice è piccola, ma genitori e nonni sono grandi… come mai?

Qui nascono sempre risposte molto interessanti:

“Era grande, ma a forza di cadere si è schiacciata “

È grande, ma nelle storie le bimbe sono magiche e diventano piccole”

“Lei sogna di essere piccola”

“E’ la curiosità che ci fa entrare dappertutto” ….

La nostra storia di Alice

Ai bambini piace sempre moltissimo questa storia e si divertono a raccontarmi dov’è caduta Alice.

Si dividono in gruppo e chiedo loro d’inventare una storia di Alice e di disegnarla dividendosi le parti: due bambini disegnano il luogo, uno Alice e due gli adulti o gli animali presenti nella storia. Alla fine ritagliano e assemblano le parti, poi un gruppo alla volta ci racconta la storia

Una cosa molto interessante, a cui Rodari non aveva pensato, è che per moltissimi bambini Alice si salva da sola. Gli adulti sono sempre troppo lontani per intervenire o anche solo per accorgersene e pochissimi entrano davvero nella storia salvo poi arrivare in ritardo.

I bambini, così come tanti scrittori della miglior letteratura per l’infanzia, immaginano storie in cui Alice è più grande di loro e può girare da sola per casa o per parchi andando a cadere in quei posti a loro vietati come il forno, la lavatrice, il motore della macchina non vista dagli adulti molto occupati a fare altre cose.


Ricapitolando, ciò che nella mia esperienza, aiuta i bambini ad entrare nelle storie brevi e creare situazioni di senso è:

  • Tornare più volte sul testo per indagare ciò che l’autore ci dice, ascoltando di volta una lettura che va a sottolineare in modo diverso le varie parti;
  • Confrontarsi sulla propria visione della storia sia con i compagni sia con il testo stesso;
  • Vivere il testo come un’esperienza narrativa e interpretativa collettiva e non come un compito in cui ci sono domande precise a cui rispondere.

La cosa più importante, in qualsiasi percorso è creare una bozza flessibile con obiettivi precisi e poi modificare il percorso di volta in volta adattandolo ai bambini. La progettualità rigida e sequenziale ottiene come unico risultato il disinteresse del bambino che non trova significati motivanti.

L’adulto è un facilitatore che deve sempre accompagnare dentro la storia non guidare verso un compito perché “si è sempre fatto così”.

Questa è la bozza del mio percorso di lettura su Alice Cascherina cosa ne pensate? Ne avete fatto alcuni anche voi?

Scrivetemi le vostre esperienze nei commenti 😉

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei, arte e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *