Mi disegni un piccolo principe? Un libro e un laboratorio per smettere di dire “Non sò disegnare”

Come premesso ieri quando parlavamo del libro “Il punto”, questa settimana vi racconterò libri che parlano del “Non lo so fare”. In particolare del “non saper disegnare”.
Queste frasi le metterò sempre tra virgolette, è più forte di me, lo faccio anche con le dita quando ne parlo, perché rispecchiano un’idea opinabile che mi impegno a smentire quando faccio i laboratori.
Questa volta la protagonista è una pecora e il titolo è molto evocativo: “Mi disegni un piccolo principe?”
Sembra una favola al contrario. Il Piccolo Principe chiede Antoine de Saint-Exupéry di disegnargli una pecora pochi istanti dopo averlo conosciuto ed ora è una pecora che vuole disegnare il Piccolo Principe. Le storie sono in realtà diversissime!

MI DISEGNI UN PICCOLO PRINCIPE?

AUTORE e ILLUSTRAZIONE Michel Van Zeveren

Editore Babalibri

Anno di pubblicazione :2017

 

Siamo in una scuola. Vi assicuro che il fatto di essere sempre tra i banchi è casuale nelle mie scelte o forse, come dice la mia amica Silvia, ci attiriamo quello che siamo… ed è indubbio che io sia una maestra!
Dicevamo che siamo in una scuola di pecorelle. Tutti fanno un disegno, tutti tranne Piccola Pecora.
Un suo compagno sta colorando un Piccolo Principe appena creato tra l’ammirazione di tutti gli amici e Piccola Pecora coglie la possibilità: “Per favore… mi disegni un piccolo principe?”
Forse l’amico in un primo momento lo avrebbe accontento ma che cosa succede quando qualcuno vuol farsi fare qualcosa in una classe? Questo…

 

Potete starne certi, è matematico! Com’è matematico quello che ne consegue: l’amico rifiuta di rifare quel disegno tutte le volte richieste e invita gli amici a farselo da soli.
Le pecorelle tornano al loro tavolo e si mettono al lavoro. Tutte tranne una: Piccola Pecora

Torna a casa senza disegno, triste e rassegnato, ma c’è ancora una possibilità: la mamma.
Si sa che le mamme sanno far tutto…o forse no?

Forse tutti i genitori si sono trovati almeno una volta davanti ad una richiesta che avrebbero voluto accogliere, ma non sapevano proprio da che parte partire.
Mamma pecora non si scoraggia: dove non arriva la manualità artistica arriva la fantasia e se la cava disegnando un sassolino e accompagnandolo con una bellissima frase:

Io preferisco disegnare quello che nessuno vede!
Così si guarda il mondo da un latro punto di vista e lo si rende più bello!

Piccola Pecora lo racconta a scuola ottenendo l’approvazione dei compagni e un sentito grazie da parte di tutti quegli adulti che ora hanno una dritta su come uscire da richieste artistiche complicate.
Di nuovo i compagni prendono fogli e colori e iniziano a cercare ciò che non si vede… tutti tranne Piccola Pecora. Lei ha delle immagini nella testa che vogliono venir fuori e…

Perché consiglio questo libro?

Perché è un libro che insegna a provare, a non abbattersi e non aver paura di essere diversi, ma soprattutto perché sprona i bambini a capire che tutti, anche gli adulti, hanno avuto delle difficoltà o non sanno fare delle cose… eppure ci provano.

E’ un libro divertente, che alterna testo narrativo e fumetto con una grafica semplice e pulita che aiuta la narrazione anche ai bambini più piccoli.

 

PICCOLISSIMO LABORATORIO per CAPIRE GLI ALTRI

Quello che a mio parere rende speciale questo libro è la mimica delle pecorelle.

La grafica è pulita e composta da pochi tratti, non ci sono molti particolari ma le espressioni e il gesto delle mani raccontano moltissimo.

Ho provato a mostrare ai bambini della scuola primaria le immagini delle pecore senza leggere la storia ( che per mia fortuna nessuno conosceva). Ad esempio questo:

Anche se non si vede il contesto la soddisfazione di mostrare qualcosa di cui si è fieri ad altri non è stata difficile da scoprire, così come è stato immediato il riconoscimento della tristezza nel disegno di Piccola Pecora che trovate in alto.

Dopo aver fatto questo gioco dei riconoscimenti con diverse immagini, ogni bambino ha disegnato sul quaderno quella che lo rispecchiava in quel momento poi ne hanno discusso a piccolo gruppo.

Nella mia classe non ci sono i banchi, ma dei tavoloni in cui i bambini di quarta elementare si siedono a piacimento scegliendo i compagni con cui riescono a lavorare meglio.

Negli anni sono passati da una scelta fatta in base alle simpatie ad una sempre più grande consapevolezza delle proprie e altrui capacità e ciò crea gruppi ben organizzati che si modificano due volte al mese.

Questo laboratorio ha aiutato a parlare non solo delle iterazioni, ma anche delle dinamiche di gruppo soprattutto durante i laboratori di educazione all’immagine.

 

Voi che cosa utilizzate per parlare ai bambini delle loro capacità?

Raccontatemi le vostre esperienze

 

 

 

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei, arte e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro di noi.

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