Zehra Doğan opere dalle carceri turche

Zehra Doğan. Avremo anche giorni migliori. Opere dalle carceri Turche -mostra-

In via dei musei, lo scorso weekend, sono inciampata nel Museo Santa Giulia e in questa straordinaria artista che non conoscevo e che ho rischiato di non incontrare poiché la mostra termina il primo Marzo.

“Zehra Doğan. Avremo anche giorni migliori. Opere dalle carceri Turche” questo il titolo della straordinaria mostra che ci porta nell’arte, nelle sofferenze e nella lotta per la resistenza di questa giovane donna di Nusaybin che si batte per la sopravvivenza e contro l’annichilimento

“Disegno di continuo. Posso disegnare per ore. Solo disegnando ritrovo la mia libertà. Disegno solo esterni, sono nelle vallate verdi, sono nella strada in cui sono nata. Quando finisco di disegnare ritrovo le sbarre di ferro della prigionia”

Agosto 2016

  • Zehra Dogan opere dalle carceri turche
  • Zehra Doğan

La vita, la resistenza, l’arte, la donna: Zehra Doğan

Zehra Doğan è un’artista e giornalista curda con cittadinanza turca. È la direttrice di un’agenzia di stampa curda femminista: il JINHA.

Dal febbraio del 2016 ha vissuto a Nusaybin, una città turca al confine con la Siria. Il 21 luglio 2016 è stata arrestata in un bar a Nusaybin. Il 2 marzo 2017 è stata assolta dall’accusa di appartenenza a un’organizzazione illegale, ma è stata condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di carcere per aver pubblicato sui social media il dipinto sulla distruzione della città di Nusaybin.

“Durante l’interrogatorio dopo essere stata arrestata, mi hanno chiesto di continuo, con quel modo di fare tutto maschile: “Perché fai questo lavoro? Perché fai reportage? Perché disegni?” in realtà quando abbiamo iniziato il nostro lavoro a JINHA, che nasce dalla resistenza femminile abbiamo afferrato la penna dicendoci: “Scriveremo senza pensare a cosa ne diranno gli uomini. “E mentre scrivevamo abbiamo imparato che “quando le donne si mettono a scrivere, l’immagine degli uomini allo specchio inizia a sfumare” Pr questo non mi sentivo obbligata a rispondere. Anche rinchiusa dietro sbarre di ferro, non potevano togliermi le mie armi migliori contro gli oppressori: la penna e il pennello”

L’arte della resistenza in mostra a Brescia

Dopo il grande successo della performance organizzata lo scorso maggio presso la Tate Modern di Londra, città in cui Zehra Doğan ha scelto provvisoriamente di vivere il proprio esilio, l’artista è ora protagonista a Brescia di una potente esposizione, in occasione della sua partecipazione al Festival della Pace, organizzato dal Comune di Brescia e dalla Provincia di Brescia.

Sessanta opere inedite create durante i tre anni di prigionia che ci mostrano la poetica intensa e complessa di questa donna per cui l’arte non è solo crreatività e comunicazione, ma una necessita per resistere, per non perdersi, per sopravvivere.

Le sue opere sono create con gli elementi della quotidinità: giornali, pezzi di stoffa, scialli, … oggetti inconsueti, fragili ma di una grande potenza espressiva così come ciò che usa per disegnare che vede l’unione nel foglio di penna e matita a sangue mestruale, succo di rucola, bucce di frutta, …

La potenza delle immagini associata alla potenza delle parole

Una mostra a trecentosessanta gradi questa che mescola le opere dell’artista alle sue parole che ci aiutano a dar ancora più senso a ciò che osserviamo e che ci arriva diretta a livello empatico prendendo poi forma definitiva proprio attraverso le parole

“Vorrei dirti qualcosa d’importante. Ogni volta che ne parliamo, dimentico di dirtelo. Voglio farlo adesso.

Se mi rimettono in prigione, non devi essere triste, non piangere.

Soprattutto non colpevolizzarti. Ti dico tutto questo perché so che ce l’avrai con te stessa e dirai: – Non abbiamo fatto questo, non abbiamo fatto quello, non siamo riusciti a tirarla fuori di lì.

Ti prometto che in prigione terrò il morale alto. Troverò nuovi mezzi, nuove idee per resistere. Perché le prigioni sono anche luoghi di resistenza. Continuerò a creare. Ti manderò tantissimi disegni e dipinti.

La mia incarcerazione non sarà un tempo morto, non saranno mesi, anni, persi per niente. E poi, continuerò ad imparare. Perché in prigione si impara tutti i giorni.

E vedrai il mio rilascio sarà magnifico!”


TitoloAvremo anche giorni migliori.Zehra Doğan. Opere dalle carceri turche.

A cura di Elettra Stamboulis

Date: 16 novembre 2019 – 1 marzo 2020

Luogo: Museo di Santa Giulia, via Musei 81/b – 25121 Brescia

Orari: Martedì – Venerdì | 09.00 – 17.00 Sabato – Domenica – Festivi | 09.00 – 18.00 Chiuso tutti i lunedì non festivi

La biglietteria chiude tre quarti d’ora prima rispetto alla chiusura della mostra

Info: tel. 030 2977833 – 834 | mail. santagiulia@bresciamusei.com | web. www.bresciamusei.com

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei, arte e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *