Gli Orribili Cinque, ovvero la bellezza di essere brutti.

Oggi parliamo dell’albo illustrato “Gli orribili cinque” grazie alla simpaticissima Laura che molti di voi conosceranno per il blog Apelumaca 

Laura è una mamma, una professionista e una travelblogger che si occupa del mondo dell’infanzia in vacanza… e non solo!

Gli orribili Cinque e la storia di come un marito abbia azzeccato un acquisto

È la prima volta che recensisco un libro per bambini, e sono molto felice che Silvia mi abbia concesso questa opportunità. Tra i tanti libri amati dalla mia bimba, ho scelto:

“Gli Orribili Cinque”

di Emme Edizioni (2017)

opera dei famosi Julia Donaldson e Axel Scheffler, rispettivamente autrice e illustratore del mitico Gruffalò e di tanta altra letteratura per bambini.

 

Ho scelto uno dei pochi libri che non ho comprato io, ma mio marito. L’acquisto dei libri per le bimbe è un mio “compito”, che svolgo con somma gioia, ma questo libro è stata una sua scelta, e appena l’ha portato a casa confesso che sono rimasta un po’ interdetta. L’ho letto in fretta e frettolosamente l’ho giudicato adatto per bimbi più grandi della mia perché ad una prima lettura non ne ho colto il senso.

Abbiamo comunque deciso di leggere Gli Orribili Cinque alla bimba, ed è stata l’ennesima prova di quanto i bambini, nella loro spontaneità, possano stupirci e insegnarci tanto.

Gli orribili cinque : come ci vedono davvero i nostri bambini?

La storia è semplice. Siamo nella Savana e incontriamo lo gnu, il primo degli Orribili Cinque, che elenca tutte le caratteristiche per cui viene definito, appunto, orribile. Nel suo cammino incontra altri quattro animali,: una iena, un marabù, un avvoltoio e un facocero i quali descrivono, a loro volta, tutte le caratteristiche che li rendono ripugnanti.

È importante notare che nella descrizione che gli Orribili Cinque fanno di loro stessi non vi è alcuna nota di tristezza, ma solo un riconoscimento oggettivo, una serena consapevolezza del loro aspetto e quasi una sorta di orgoglio per la loro diversità.
La loro bruttezza li rende unici e li porta a unirsi, a creare una loro “brigata” (un po’ come il club degli strani” di cui avevamo parlato qui) e ad andarsene insieme in giro per la savana cantando con fierezza:

“Gli Orribili Cinque noi siam! Fuggono tutti alla nostra vista, non c’è bisogno di gridare: Pista!”.

Ad un certo punto, dalle radure, spuntano i loro cuccioli. Ai loro occhi,che sanno vedere col cuore, non appare la bruttezza estetica dei loro genitori. Li vedono come i migliori, perché sono “teneri, sempre attenti e premurosi”, caratteristiche che li portano a dire con affetto

“Di voi siamo ogni giorno più orgogliosi!”.

Questo ultimo messaggio del libro tocca anche le corde di noi genitori, e ci riporta al pensiero che per quanto siano grandi i difetti di noi adulti, agli occhi dei nostri bimbi siamo sempre i genitori migliori del mondo.

 

Che cosa insegna questo libro?

Attraverso lei, nelle tante riletture serali, ho colto il bellissimo messaggio del libro: il brutto (inteso come aspetto esteriore) esiste ma ciò non è motivo di esclusione.

La bruttezza non si contrappone alla bellezza, ma ha una sua identità che va accettata e amata senza pregiudizi, e anzi può diventare un tratto distintivo, un punto di forza.

Il libro ci mostra che dietro all’estetica c’è un’anima che racchiude la vera bellezza.

Il tema della bruttezza esteriore, lo trovo molto attuale, specialmente in un’epoca in cui sembra sempre più importante l’apparenza rispetto alla sostanza. Come dice il professor Charmet, psicologo clinico italiano di lunga esperienza:

i nostri figli oggi sono dei narcisisti, sono “fragili e spavaldi”.

In un momento storico che pone la bellezza al centro delle vite dei giovani, e l’essere belli come obiettivo da perseguire, ecco che il messaggio degli Orribili Cinque rompe gli schemi.

Il libro è in rima, come molti libri della Donaldson, e questa è una caratteristica che fa appassionare molto i bambini, la mia bimba in particolare.

Perché una travel blogger sceglie di recensire un libro per l’infanzia?

Quello della letteratura per l’infanzia è un mondo che mi appassione: fin da piccola sono stata un’accanita lettrice, ma solo ora, da adulta e da mamma, apprezzo di questo mondo aspetti che da bambina non sapevo cogliere.
Ad esempio, da piccola non mi rendevo conto del potere educativo dei libri. Coglievo solo l’aspetto narrativo: mi immergevo nella storia, assaporavo le emozioni che mi dava e fantasticavo sulle avventure che “vivevo”.
Non coglievo, almeno non consapevolmente, i messaggi più profondi, la “morale”, se vogliamo chiamarla così.
Il bello dei libri è proprio questo: divertono, fanno sognare, ti permettono di evadere e vivere vite che non sono la tua, ma sono anche i migliori “maestri” di vita che bambini e adulti possano avere.

Per mia figlia di tre anni di vita ho acquistato tanti libri, e altri li abbiamo presi in biblioteca. Il fatto che lei ami la lettura è per me un piacere immenso, spero che anche la sorellina piccola abbia la stessa passione.

 

 

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei, arte e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro di noi.

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