Il club degli strani: accettarsi, ridere e condividere migliora la vita

Perché “Il club degli strani” è un libro che chiunque dovrebbe leggere?

Perché il messaggio che invia è questo qui:

“Noi gli esseri umani, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza siamo pieni di crepe. Che cosa sono le crepe? I complessi… Così ci roviniamo la vita. Più crepe ci sono peggio è. E le persone cattive, quando vedono le crepe, ci infilano il dito dentro, come gocce d’acqua gelata, per farti star male… L’unica maniera di disarmarli è quella di non dargli altre armi o munizioni. Il rimedio migliore è accettare di essere sé stessi e ridere di sé stessi.”

Questo discorso, che si trova in mezzo al libro come un dialogo tra i tanti, spiega molto meglio di ciò che posso fare io perché non può mancare nella libreria di qualsiasi bambino dai 7 anni in poi.

Titolo: Il club degli strani

Autore: Jordi Sierra i Fabra

Illustratore: Tomas Hijo

Casa editrice: Notes edizioni

 

 

 

Il club degli strani: stranezza è mezza bellezza!

Ugo è un bambino balbuziente che litiga con lettere e parole e che viene spesso deriso per questo problema. Bernardo è un bambino dislessico… e la sua vita a scuola non è certo migliore di quella di Ugo.

La loro principale fonte di disagio ha un nome: Vincenzo, il bullo della classe.
È lui che li deride, li picchia e soprattutto li impaurisce.

Un giorno però Ugo ha un’idea: perché non formare un club con tutti i bambini strani della classe?

Infondo la storia è piena di persone strane: Giulio Cesare, Napoleone, Edgar Alan poe, Van Gogh, …

L’idea del club piace molto e presto anche i compagni più invidiati della classe ne vogliono far parte, ma il vero cambiamento si ha quando la maestra invita a scuola uno scrittore famoso che racconta ai bambini che prima di diventare un conferenziere e uno scrittore…era balbuziente!
Come avrà fatto questo famoso personaggio a trovare la forza di ribaltare la situazione e fare delle odiate parole la sua risorsa più importante?

Sono strano… non lo trovate fantastico?

Ho amato questo libro fin dalle prime pagine perché è divertente, appassionante e non ha problemi nel descrivere il disagio che un bambino balbuziente, grasso, dislessico, può trovare nel rapporto con i coetanei.

foto presa da:
https://www.festivaletteratura.it/

È un libro in cui gli adulti quasi non compaiono, l’unico adulto davvero ammesso nella narrazione è lo scrittore soprattutto perché questo personaggio, anche se non è dichiarato nel testo, può avere un nome: Jordi Sierra i Fabra (l’autore del libro stesso!)

È infatti un testo che parte dalla propria autobiografia ed estende lo sguardo a chi sta intorno perché ognuno di noi qualche volte nella sua vita si è sentito strano e difficilmente questo pensiero l’ha fatto stare bene con sé stesso, c’è però una soluzione che tutti possono imparare anche i più permalosi: l’autoironia! 

 

Ma sono i particolari che fanno la differenza

Oltre a tutti i fantastici messaggi che vi ho narrato fino ad ora vi sono alcuni particolari del libro che possono sembrare secondari, ma che invece trovo importanti.

 

1- La dislessia

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Innanzi tutto è un libro che parla di dislessia paragonandola ad ogni altra caratteristica fisica (l’essere i più alti, i più bassi, i più magri, i più grassi,). Ho apprezzato tantissimo questo particolare perché sappiamo che non è sempre facile accettare questa caratteristica come qualcosa che fa parte di noi per bambini e famiglie  e la grande forza di questo racconto è la scontatezza con cui questo aggettivo viene utilizzato al pari degli altri.

Ho notato leggendolo ad un gruppo di bambini che tutti si riconoscevano in qualche personaggio e alla fine non hanno avuto difficoltà ad ammettere quale fosse, anche i due bimbi dislessici (che non volevano assolutamente dichiarare questa cosa al gruppo o essere aiutati) hanno infine esplicitato questo particolare perché improvvisamente essere strani voleva dire essere forti, essere quelli giusti… perché la parte giusta è quella in cui noi stiamo bene con noi stessi e con gli altri.

 

2- il rapporto con chi sta dietro al libro

C’è poi un tema a me molto caro: il rapporto tra i bambini e chi sta dietro il libro.
Chi segue il blog da tempo sa che credo molto nella forza motivante che può avere nei bambini conoscere artisti, scrittori, illustratori, …
Ne ho fatto una sezione del blog che curo con i miei gruppi di ragazzi (potete trovarlo qui) e ho esteso questo mio pensiero a tutta la mia scuola quest’anno con il progetto su Roberto Piumini (che trovate raccontato qui).

Conoscere chi sta dietro a ciò che vediamo e leggiamo aiuta a capire che forse anche noi abbiamo le caratteristiche giuste per diventare uno scrittore, la fantasia adatta a creare opere d’arte o la passione necessaria per imparare ad illustrare. Ogni incontro reale o virtuale con queste persone ha aumentato la motivazione e anche i risultati dei bambini con cui mi sono confrontata.

Questo libro infondo altro non è che un incontro con lo scrittore e un confronto fatto con lui e con i propri compagni (se il libro viene letto in classe) che apre la strada a progetti sulla diversità (qui qualche spunto) sul bullismo (qui qualche percorso), …

Penso che dopo tutto ciò che vi ho raccontato non vi stupirete se vi dico che è uno dei primi libri che ho scelto per la nostra biblioteca scolastica

Autore dell'articolo:

Mamma a tempo pieno, maestra per lavoro, esperta in laboratori artistici e appassionata di libri, musei, arte e fiori. Ogni giorno coloro le mie giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando chi ho vicino a narrarsi ad arte. Mi piace l'ispirazione che nasce per caso dal confronto con gli altri, da un'emozione o da un opera d'arte che risuona dentro di noi.

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